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THE DARKNESS


 Casa discografica: W.E.A.
 www.warnermusic.it
 



 
Tutto quello che avete sentito è vero. Tutto. L’esaurimento e la paura, la pressione, la paranoia e i flauti di Pan, i dissensi e le separazioni, i licenziamenti, gli assoli di sitar e le sessioni in studio infinite ed ora, alla fine, - con questo, il loro secondo album – la rinascita e la redenzione dei Darkness.

‘One Way Ticket To Hell… And Back’ è la conclusione di un viaggio durato un anno, da Lowestoft a Londra e da Monmouth a Los Angeles, per dimostrare a tutti (e a loro stessi) quanto ogni altro gruppo sia attualmente assolutamente irrilevante. Per creare l’album che non potevano non fare. Per dimostrare che i Darkness sono ancora la più grande band al mondo.

Nel caso ce ne fossimo dimenticati, da quando pubblicarono il loro primo e.p. nel 2002, i Darkness hanno ottenuto più di quanto molti gruppi possano mai sognare di avere. Oltre tre milioni e mezzo di copie del loro album di debutto (‘Permission To Land’, nel 2003) vendute in tutto il mondo, di cui un milione e mezzo soltanto in UK, tre serate di fila completamente esaurite alla Wembley Arena di Londra (mai successo prima), quattro singoli Top 10, tre Brit Award, un award Ivor Novello per ‘Songwriters Of The Year’ e apparizioni da headliner sia al Festival di Reading sia a quello di Leeds. Un successo di tale portata non si vedeva da generazioni.

Ma le richieste, come racconta il cantante Justin Hawkins, “di dimostrare, sera dopo sera, incessantemente, che siamo la più grande band del mondo”, soprattutto per un gruppo con una tale impareggiabile presenza scenica, stavano diventando sempre più pressanti. Dopo quattro anni trascorsi costantemente in tour sotto l’incessante scrutinio dei media, alla fine del 2004 la band si rifugiò nello studio di campagna del chitarrista Dan Hawkins, vicino alla loro città natale di Lowestoft, per iniziare a lavorare ad una raccolta di canzoni che dovevano reggersi in piedi sopportando il considerevole peso dei loro propri successi e della grande attesa del pubblico.

“Ogni giorno entravamo in studio,” ricorda Dan, “passavamo davanti a tutti questi premi ed io pensavo, ‘Dannazione, non sono neppure sicuro che potremo mai scrivere un’altra canzone’…Immagino che avrei dovuto appendere quei premi da qualche altra parte. Eccola lì la pressione, che poi è il motivo per cui questo disco suona come suona; ci concentrammo a scrivere delle canzoni gigantesche che sembrassero dei fottuti classici del rock.”

Il che significava trovare uno straordinario produttore che potesse realizzare le loro ambizioni.

Chiariamo subito, Roy Thomas Baker non è un produttore consueto allo stesso modo in cui i Darkness non sono un gruppo consueto. È l’uomo responsabile della creazione di alcuni dei dischi più memorabili ed influenti di tutti i tempi con un CV che include i Queen, David Bowie, i Rolling Stones, i Free e gli The Who. E così alla fine, dopo aver cancellato con lo scalpello nome dopo nome dal sacro pantheon di marmo dei grandi e non così grandi produttori rock del mondo (e una o due session velocemente e spiacevolmente abortite) i Darkness furono presentati a RTB a Los Angeles, scoprirono subito di essere uniti dallo stesso amore per il rock e di poter iniziare ad assemblare insieme il nuovo album. “Roy Thomas Baker è un genio, non c’è altro da dire.” dichiara Justin, “E’ stato un privilegio vedere quell’uomo al lavoro, ha un orecchio perfetto, un istinto favoloso.”

Ma non va mai tutto liscio. Tensioni interne alla band avevano raggiunto livelli insopportabili e sotto la tensione di un attrito crescente, durante le registrazioni agli studi Rockfield a Monmouth, il gruppo si separò davvero mentre Justin abbandonava improvvisamente le session. “La band era a pezzi e virtualmente separata durante la registrazione della maggior parte delle backing track,” spiega Dan, “così io mi ritrovai praticamente a gestire la separazione del gruppo mentre tentavo di fare un disco di successo.”

“Ero pronto a mandare i Darkness a fare in culo,” confessa Justin, “Ma quando mi resi conto quale – o chi – era il problema e sentii cosa gli altri avevano continuato a fare in studio, capii che era tutto talmente importante che non potevo voltare le spalle e andarmene. Soltanto ascoltando le prime backing track mi fu chiaro che si trattava di qualcosa di cui volevo fare parte e che volevo suonare. Fu un’esperienza davvero speciale avere la possibilità di ascoltare quello che avevano fatto.”

Così, il bassista Francis Poullain fu allontanato e uno nuovo, Richie Edwards (il tecnico delle chitarre di Dan, una presenza costante durante le registrazioni e uno che, per sua stessa ammissione, fu “battezzato nel rock”) preso a bordo.

Di nuovo insieme, rivitalizzati e con le idee ora più chiare, la band ancora una volta provò a completare il loro capolavoro. “Non scartammo nessun’idea,” spiega il batterista Ed Graham, “Non ci fu una sola idea, non importa quanto bizzarra, che noi e Roy non provammo. Palle d’acciaio.”

Ad onor del vero, ‘One Way Ticket To Hell… And Back’ vede i Darkness al picco della loro ambizione ed immaginazione, mettendo insieme grandi orchestre, Mellotron, Moog, sitar, corni, sassofoni, cornamuse, il piano a coda di Freddie, batterie esagerate, muri monumentali di chitarre ed un’esibizione del più grande suonatore di flauto di Pan del mondo registrata sulla cima di una montagna in Peru. E tutto questo senza mai sacrificare i cori accattivanti e i riff roboanti che videro la band farsi strada nei cuori della gente in prima istanza.

Allo stesso modo, le parti vocali sono immense, addirittura incredibili. Con il marchio di fabbrica inimitabile degli istrionismi hard rock e di un misto di onestà e umorismo di Justin, parlando di cuori spezzati e di tradimenti, di pentimenti, di virilità e addirittura di folk scozzese ma, più di ogni altra cosa, del soggetto preferito dei Darkness, l’amore trionfatore. Dal rock senza freni di 'Knockers' e 'Is It Just Me?' al pomp in widescreen e alla ballata languida di 'Blind Man' e 'Seemed Like A Good Idea At The Time', è un disco enorme, con il brano d’apertura che da il titolo all’album nonché primo singolo, “One Way Ticket”, che da subito il la all’intero album.

“E’ una canzone di redenzione,” spiega Justin, “Puoi farti prendere la mano da eventi esterni e puoi sviluppare certi modelli di comportamento o vizi ma non è mai troppo tardi per fermarsi e dire ‘No, voglio che la mia vita sia differente’. È una canzone contro le droghe che offre dei consigli alla gente che si sente perduta, che pensa che la loro vita sia vuota o che la loro intera esistenza sia governata da una droga che all’inizio non avrebbero mai pensato avrebbe finito per gestire la loro vita, e non è troppo tardi per cambiare.”


“E’ un disco di redenzione in generale, ecco perché è intitolato ‘One Way Ticket To Hell… And Back’, continua Justin. “E’ pieno di scuse e di spiegazioni, ma anche di speranza. Ci sono anche molti temi seri…e un paio di battute sulle tette.”

“La sensazione generale, ascoltando il disco e sapendo quanto difficile sia stato portare a termine questa cazzo di cosa, è che siamo tutti di nuovo d’accordo nel pensare che siamo tornati ad essere la più grande band del mondo.” replica Dan, “C’è voluto del tempo per fare questo album. C’è un senso di liberazione ora che lo abbiamo portato a termine ma non c’è modo di sfuggire a quello che siamo riusciti ad ottenere.”

“La dominazione del mondo,” se la ride Justin, “è inevitabile.”

‘One Way Ticket To Hell… And Back’ è un grande vaffanculo di album rock che parla di fede e di amore perduti e ritrovati. I Darkness non avevano davvero altra possibilità se non fare un album così bello. La posta in gioco era troppo alta e l’impresa da superuomini di recuperarlo quando ormai sembrava perduto (uno sforzo che molto probabilmente avrebbe ucciso sui due piedi qualsiasi altro gruppo meno importante) non ha fatto altro che rinforzare la loro determinazione e portarli a fare quello che doveva essere – ed è – il miglior album rock degli ultimi vent’anni…a parte il loro primo disco, ovviamente.


Matt Everitt – Ottobre 2005

http://www.thedarknessrock.com